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Alle soglie del terzo millennio, iniziando la sua esperienza artistica da autodidatta ed appassionato d’arte moderna e contemporanea, Fabrizio Falchetto giunge a concretizzare una lunga e profonda riflessione intima sul suo mondo interiore. Nell’elaborazione del suo percorso è stimolato dalle amicizie con artisti pavesi e liguri, dalla frequentazione di mostre ed eventi artistici, dalle molteplici letture di carattere filosofico e scientifico, dalle esperienze di vita personale. Non ha mai fatto studi sulle tecniche artistiche, anzi, ha volutamente evitato di farne per il timore di essere inevitabilmente influenzato e di perdere originalità. Pertanto non è un pittore, né uno scultore, né un poeta, pur coniugando aspetti appartenenti alle diverse forme artistiche, bensì un autore alla ricerca di un linguaggio artistico personale avendo a disposizione come unico materiale quello da lui ritenuto il più malleabile di tutti: il pensiero. Il suo impellente bisogno espressivo si concretizza nella realizzazione di opere che egli definisce appunto “riflessioni”. Nello spazio di una superficie assemblata con materiali vari e delimitata da assi in legno prendono forma un pensiero, una riflessione sul mondo, sulla vita, sull’arte, poeticamente interpretate dalla presenza costante dell’omino di carta. Alter ego dell’autore, esso incarna il suo senso di precarietà, il suo sentirsi diverso, estraneo ed esterno rispetto al conformismo e al degrado materiale e spirituale del mondo contemporaneo. Nel panorama artistico attuale, caratterizzato troppo spesso da provocazione, banalità e volgarità, attraverso lo stilema dell’omino di carta, Fabrizio Falchetto riesce ad esprimere e materializzare un mondo interiore ricco e pieno di poesia.
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